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Fondo: 49° Edizione Capri-Napoli 2014 - Elena Lionello

Capri-Napoli 2014

Martedì 29 luglio mi arriva inaspettatamente una mail da Luciano Cotena, organizzatore della celebre Maratona del Golfo Capri-Napoli, giunta quest’anno alla sua 49esima edizione. Luciano mi comunicava che sarei stata la seconda portacolori dell’italia, assieme a Fabiana Lamberti, alla tappa finale del Grand Prix Fina che avrebbe assegnato i titoli mondiali delle maratone in acque libere 2014: la traversata di 36km del Golfo di Napoli che prevedeva partenza dall’isola di Capri e arrivo a Napoli. Questa è una delle più lunghe maratone a livello mondiale (superata solo dalle due tappe del Grand Prix che si svolgono in fiume in Argentina), nonché da 61 anni la più antica e più importante gara organizzata in italia: il sogno di tutti i maratoneti delle acque libere, in particolare di quelli italiani. Da un po’ di tempo sapevo che l’Olyimpic Team Smile For Onlus, associazione benefica di cui faccio parte, stava organizzando una staffetta di beneficienza in occasione della Capri-Napoli. Io avevo dato la mia disponibilità per l’evento, ma mai avrei pensato che il tutto si sarebbe trasformato in una partecipazione ad una delle più importanti gare internazionali. La sorpresa e la gioia iniziali hanno presto lasciato posto ad alcune perplessità dovute al fatto che per una serie di motivi la stagione-agonistica 2013-2014 è stata per me molto difficile da un punto di vista fisico e psicologico. Continuavo a chiedermi se fossi stata in grado di competere con i migliori maratoneti del nuoto a livello mondiale e se fisicamente sarei stata in grado di reggere  36 km di nuoto mantenendo oltretutto una lucidità mentale che in queste gare è fondamentale. Insomma non mi sentivo di certo all’altezza della situazione. Dopo lunghe meditazioni sono giunta ad una conclusione: sapevo di non aver fatto una preparazione adeguata alla portata dell’evento, ma era un’occasione unica, una distanza per me nuova (non ho mai nuotato più di 25km), un sogno che coltivavo da tempo: mi era stata data questa opportunità e non potevo rinunciare. Così tra lo scetticismo di tutti quelli che conoscevano la mia condizione fisica (allenatori, genitori, parenti, amici e compagni di squadra) ho deciso di mettermi alla prova: così è iniziata la mia avventura alla Capri-Napoli.

Come da programma della manifestazione giovedì 4 settembre sono partita per Napoli assieme a mio padre, con meta l’hotel dove erano ospitati tutti i 30 atleti (20 uomini e 10 donne) partecipanti alla gara. Era la mia prima competizione internazionale e già dall’entrata in hotel  e dalla consegna del pass dell’evento iniziava a salire una certa tensione, incrementata dall’incontro con alcuni dei migliori al mondo nel mio sport, medagliati olimpici e mondiali , che avrei avuto come avversari qualche giorno più tardi. Venerdì 5 come da programma siamo partiti per Capri per la tradizionale foto in piazza e il saluto delle autorità capresi, seguiti da pranzo e allenamenti presso il lido “le Ondine”, location della partenza. La giornata si è conclusa con il giro in barca dell’isola di Capri e il ritorno in hotel. Il sabato, giorno prima della gara, dopo il meeting tecnico presieduto dall’organizzatore, giudice arbitro e presidente della FINA, siamo stati impegnati in una piccola competizione sprint di 2km presso Baia (Bacoli), vinta dalla medaglia olimpica e mondiale Ana Marcela Cunha e dal nostro veterano delle acque libere Simone Ercoli. Nel pomeriggio siamo rientrati in hotel per il riposo pre-gara e la preparazione dei rifornimenti. Pianificare e preparare i rifornimenti è uno dei momenti pre-gara più delicati. Ogni atleta ha una strategia di integrazione tutta sua, è una delle cose che non si può sbagliare: è sufficiente qualche piccolo errore nei rifornimenti per compromettere la gara anche dei migliori e più esperti. Poi ecco arrivare presto l’alba del fatidico giorno: 7 settembre. Ore 6.30 colazione, ore 8 imbarco per Capri armati di bastoni per i rifornimenti e tutto il necessario per la gara. È bastato salire sull’aliscafo per capire che sarebbe stata tutt’altro che un’impresa facile. Già alle 8 di mattina infatti il mare non era proprio calmo, e nel bel mezzo del golfo all’orizzonte si vedeva la schiuma delle onde, indice che sarebbe stata una gara abbastanza “ballerina”. Nel frattempo in aliscafo avevo incontrato i miei 9 colleghi della staffetta Smile For Onlus, decisamente più rilassati di me, ma che mi hanno prontamente incoraggiata. Pochi minuti per indossare il costume da gara e per permettere agli accompagnatori di salire nelle barche appoggio e via. La gara si è aperta con  un primo tratto di 500 metri coperto a nuoto dalla “special” atleta argentina Karina Fassi, affetta da spina bifida (Karina avrebbe poi coperto anche l’ultimo tratto di 500metri che portava all’arrivo).  Nel frattempo tra le riprese dei media si svolgeva la presentazione di ogni singolo atleta e la sfilata in cui ognuno si portava verso la partenza accompagnato da un bambino Caprese. Dopo qualche attimo di concentrazione siamo stati invitati ad entrare in acqua ed allinearci sulla linea di partenza. Conto alla rovescia e in un attimo la gara aveva inizio. Una scia di 30 atleti solcava le acque del golfo, seguiti a destra e sinistra da una coda di altrettante barche con a bordo accompagnatore, barcaiolo e giudice di gara. La partenza come di consueto è stata abbastanza tranquilla e nessuno osava prendere l’iniziativa e rompere gli indugi. Questa fase però non è durata molto e presto il gruppo di testa ha preso il volo. Io sapevo di dover svolgere una gara molto controllata per via della mia condizione fisica: non potevo permettermi di sprecare troppo nelle fasi iniziali ma dovevo sfruttare i primi km per acquisire quella sensibilità che mi avrebbe permesso poi di andare in progressione con il minimo dispendio energetico nella primissima parte di gara. Con mio padre avevo progettato di rifornirmi ogni 20 minuti per l’intera gara, accorciando leggermente i tempi nella parte finale qualora ce ne fosse stata l’esigenza.  Così ho deciso di fare la mia gara senza preoccuparmi troppo degli altri, avendo come unico obiettivo quello di portarla a termine. Dopo la prima parte svolta in gruppo ho nuotato sola per qualche km, per riprendere poi l’italiano Alessandro Rivellini e l’argentina Rita Vanesa Garcia. Ho nuotato un tratto con loro, poi ci siamo divisi per via dei rifornimenti non sincroni e perché i nostri barcaioli hanno deciso di intraprendere rotte diverse. Il regolamento prevedeva infatti la possibilità di effettuare una prima parte con rotta a scelta e un ultimo tratto di rotta obbligata.  Fino a metà gara inoltrata  (circa 5 ore di gara) le sensazioni erano ottime, poi hanno iniziato a farsi sentire i fisiologici dolori fisici, così risultava anche più complesso mantenere la lucidità e la concentrazione giusta, soprattutto quando all’orizzonte si intravedevano i grandi palazzi del lungomare napoletano, che man mano che il tempo passava sembravano non avvicinarsi mai. In quel momento anche l’acqua salata iniziava a provocare un certo fastidio a lingua, gola e vie aeree, che ho cercato di attenuare con un rifornimento a base di coca-cola. Da quel momento in poi gestire la fatica diventava sempre più difficile e l’unico modo per superare queste crisi è mantenere la calma e non perdere mai di vista l’obiettivo. La fermezza mentale è l’unico modo per attenuare e il dolore fisico. È fondamentale non pensare al male altrimenti la gara può dirsi conclusa. Sono riuscita a mantenere la concentrazione giusta fino a circa 2 km dall’arrivo, forte del fatto che Garcia e Rivellini erano dietro di circa 500 metri. Poi il barcaiolo ha deciso di allargare la rotta, ho dovuto affrontare un tratto parecchio mosso e contro corrente e ho iniziato ad accusare fortissimi dolori alla spalla destra. Durante i rifornimenti vedevo i miei avversari, che erano dietro ma che avevano seguito una rotta più rettilinea, avvicinarsi sempre di più. Mi sentivo impotente perché le fitte alla spalla mi impedivano di mantenere una bracciata efficace. In quei momenti ho pensato di non farcela, ma non potevo mollare ad un passo dal traguardo. Cercavo con molta fatica di mantenere la concentrazione giusta, ma il dolore era fortissimo. Garcia e Rivellini mi hanno passata a circa 500 metri dall’arrivo, ma dovevo arrivare in ogni caso. Ad un certo punto ho visto l’arrivo in corrispondenza del

Circolo Canottieri Napoli, la luce fuori dal tunnel, la conclusione di un sogno: la mia prima gara internazionale, i miei primi 36km, una delle gare più dure al mondo stava per concludersi. Con immensa soddisfazione ho toccato l’arrivo. Non mi importava molto del risultato, volevo portare a termine l’impresa, dimostrare a me stessa e a tutti coloro che erano scettici che nonostante l’anno difficile potevo farcela. Per me doveva essere ed è stato uno stimolo a guardare avanti, a ritrovare la fiducia in me stessa che in questa stagione avevo in parte perso.  La gara è stata vinta in campo maschile dal Kazako Vitalj Khudyakov, seguito dal macedone Evgenij Pop Acev e dal francese Joanes Hedel , mentre in campo femminile dalla brasiliana Ana Marcela Chuna, seguita dall’argentina Pilar Geijo e dalla spagnola Esther Nunez. Per me è stata un’esperienza meravigliosa, emozionante e unica. Ringrazio di cuore mio padre che nonostante fosse una gara complicata e difficile da sopportare emotivamente da un genitore, non avesse mai fatto da accompagnatore in una gara di gran fondo e tantomeno avesse esperienza con i rifornimenti ha accettato di accompagnarmi. Un grazie ai miei allenatori Fabio Cuzzani e Massimo Bottaro, ai miei compagni dell’Olympic Team Smile For Onlus e all’organizzatore Luciano Cotena per avermi dato questa opportunità. Grazie ai miei perenti e amici che hanno “sofferto da casa” e a tutti gli atleti che hanno gareggiato con me. Spero che questa esperienza possa ripetersi in futuro, magari quando sarò in una forma fisica migliore in modo da essere nel mio piccolo più competitiva e poter aspirare magari ad un risultato migliore.